«Bosino» è come i varesini chiamano se stessi, ed è la parola giusta per capire di cosa si tratta: il Carnevale Bosino non è un evento pensato per i visitatori, ma una tradizione che la città celebra per sé — e che proprio per questo vale la pena vedere.
Il rituale delle chiavi
La cerimonia di apertura è la parte più caratteristica. Il sindaco di Varese consegna le chiavi della città al Re Bosino, la figura che per la settimana di Carnevale prende simbolicamente il comando al posto dell'amministrazione. È una maschera di origine settecentesca, un personaggio di poeta e prosatore che rappresenta l'allegria e la leggerezza.
Accanto a lui c'è il Pin Girometta, l'altra maschera tipica, creata dal poeta e pittore Giuseppe Talamoni: un venditore ambulante settecentesco vestito con i colori della città — il verde dei giardini, l'azzurro dei laghi, il marrone dei boschi e il rosso simbolo di Varese.
Chi lo organizza
Il Carnevale nella forma attuale risale al 1956 e si deve alla Famiglia Bosina, l'associazione cittadina nata per tutelare il dialetto e le tradizioni locali, che ancora oggi lo organizza in collaborazione con il Comune. Nel 1974 la manifestazione è stata formalizzata con un atto notarile che ne regola lo svolgimento — un dettaglio che dice bene quanto la città ci tenga.
Cosa si vede
La settimana comprende la sfilata dei carri allegorici per le vie del centro, momenti dedicati ai bambini, e appuntamenti legati alla tradizione dialettale. È un carnevale di dimensione cittadina: niente folle da Viareggio, ma un centro pieno di famiglie e di persone del posto.
Se siete in città
Il periodo è il meno turistico dell'anno e questo si riflette sulla disponibilità degli appartamenti e sull'atmosfera in città: si trova posto ovunque e i luoghi si visitano senza code. Vale la pena mettere in conto una giornata al chiuso — i Musei Civici a Villa Mirabello sono l'alternativa buona se piove.
Nei giorni delle sfilate alcune vie del centro vengono chiuse al traffico: se dovete spostarvi in auto, controllate le ordinanze pubblicate dal Comune.
Chi è la Famiglia Bosina
Dietro il Carnevale c'è un'associazione cittadina, la Famiglia Bosina, nata per tutelare il dialetto e le tradizioni varesine. È il tipo di realtà che tiene in piedi una manifestazione per decenni senza che ci sia dietro un'operazione turistica: il Carnevale nella forma attuale risale al 1956, e nel 1974 è stato formalizzato con un atto notarile che ne regola lo svolgimento.
Questo spiega il carattere della festa. Non è costruita per attirare visitatori da fuori, ma per essere celebrata dai varesini, e il risultato è un centro pieno di famiglie del posto invece che di turisti con la macchina fotografica. Chi ci capita da fuori assiste a qualcosa di autentico, che è esattamente il motivo per cui vale la pena esserci.
Il calendario ambrosiano
C'è un dettaglio che spiazza chi arriva da fuori regione: a Varese, come in tutta la diocesi ambrosiana, il Carnevale non finisce il martedì grasso ma prosegue fino al sabato successivo. È la conseguenza del rito ambrosiano, che colloca l'inizio della Quaresima qualche giorno più tardi rispetto al rito romano.
In pratica significa che gli appuntamenti principali — la sfilata dei carri in particolare — possono cadere in giorni che altrove sono già Quaresima. Le date esatte cambiano ogni anno con il calendario liturgico e vengono pubblicate dagli organizzatori e dal Comune di Varese.
Bassa stagione, città vera
Fra gennaio e marzo Varese si vede senza code e senza folla. Nove appartamenti indipendenti con cucina, a due passi dal centro.